goccia oceanoEssere ostetrica: prendersi cura di quella vita che pronta a schiudersi, è protetta in modo sapiente da una donna, nel segreto dell’invisibile.

Ho scelto un’immagine, ancor prima del mio nome, perché credo che le luci e i colori si facciano strada nella  mente ancor prima del suono delle parole. Ora però è il loro turno. 

Sono Miriam, 22 anni , ostetrica, pronta a “spiccare” il volo, seppur il momento storico in cui siamo immersi sta mettendo a dura prova la voglia di salpare verso l’orizzonte della propria esistenza.  Ma per sapere dove si vuole approdare è necessario conoscere la “propria barca”: chi siamo e da dove veniamo.

La mia passione per l’Ostetricia è venuta quasi per caso: la decisione alla fine del liceo di orientarmi non verso un’università troppo “astratta”, ma di formarmi e studiare per un mestiere concreto, stimolante per me e che mi avesse permesso di essere utile davvero. Ecco la scelta dell’ostetricia. 
Sicuramente è stato un azzardo, ma che si è rivelato vincente.

Ora, con un “antico sapere” tra le mani e molti sogni in testa sono pronta a tuffarmi, dopo questi tre anni che in un vero e proprio crescendo mi hanno coinvolta ed entusiasmata. Ho scoperto che ogni donna che incontri ti da sempre il permesso speciale di entrare in un momento così unico e intimo della sua vita, lasciandoti sempre qualcosa, una parola, uno sguardo magari a volte anche una critica. 

L’ostetricia è davvero un arte. E non solo l’arte delle mani. E’ anche l’arte del silenzio, dell’ascolto, dell’osservazione attenta. E’ l’arte della lentezza. Ma anche l’arte della celerità, qualora ce ne fosse bisogno. Ti permette di prenderti cura contemporaneamente di due esseri viventi diversi, eppure uniti l’uno all’altro. Scoprire tutto ciò mi ha reso sempre più convinta della scelta fatta.

Le ore, i giorni e le settimane in ospedale sono volate davvero. Le ostetriche che mi hanno accompagnata in questo percorso sono state speciali trasmettendomi la passione per il loro lavoro di ogni giorno, la bellezza di essere una squadra e di volere non solo il bene ma il meglio di chi ci veniva affidato.  

E’ con questi pensieri in testa che mi sono detta “Ora è il mio turno, tocca a me spiccare il volo”. Il desiderio di far si che questa non rimanga solo una parentesi isolata nella mia vita, ma possa riaprirsi il prima possibile mi ha spinta a cercare da subito varie strade: iniziando a prepararmi per i famigerati concorsi, andando a Londra per comprendere e toccare con mano le possibilità di essere ostetrica oltre la Manica e cercando associazioni, organizzazioni e missioni che accettassero di inserire nei loro progetti e missioni anche ostetriche neolaureate.

Giustamente tra i vari prerequisiti che vengono richiesti , oltre a un immancabile spirito di adattamento, vi è quello di un minimo di esperienza lavorativa in ospedale. Il problema è che con la situazione attuale di concorsi sporadici e graduatorie a “ scorrimento lento” è molto difficile riuscire a iniziare ad essere assunte in ospedale come ostetriche prima di due anni dalla laurea. Avere tra le mani un sapere, un’arte come quella dell’ostetricia e non poterla mettere a disposizione è una ricchezza sprecata.
Leggere qualche mese fa il recentissimo report “Missing midwives” redatto da  “Save the Children”  è stato sconvolgente: ogni anno 48 milioni di donne danno alla luce i propri figli senza alcuna presenza di personale ostetrico, 358 mila le morti materne, 814 mila i neonati che muoiono alla nascita. Si, sono numeri, ma pensare che dietro questi vi sono persone in carne ed ossa … è sconcertante.

Con la consapevolezza che non si deve insegnare nulla, soprattutto alle mamme, su come nasca il frutto che in loro è custodito, ma con la prontezza a dare il proprio appoggio basato sulla conoscenza, sulla preparazione e quella immancabile dose di fiducia, l’unico dono che è possibile fare alle donne in un momento speciale come questo, in qualsiasi parte del mondo, dicendo loro non solo a parole, ma anche con lo sguardo, col silenzio,  col tocco dolce e forte di una mano “Tu sai già tutto, ma ad ogni modo non sei sola, io sono qui”. 

Saper essere per saper fare.

Essere ostetrica, per qualcuno di questi volti, di queste vite intrecciate tra loro e versare così la mia "goccia nell'oceano". 

Miriam, Ostetrica.