Qualche anno fa avevo letto due libri molto belli "L'idea dell'India" di Moravia  e "L'odore dell'india" di Pasolini. Entrambi in India, insieme,  stesso identico viaggio, ma raccontato in due modi diversi. Ogni  avventura puo' essere infatti vista da molteplici prospettive e decidere su cosa focalizzarsi puo' influenzare enormemente il nostro lettore. Quali le immagini, quali gli odori, quali sono i momenti che hanno reso un esperienza indimenticabile?

Sono tornata da qualche giorno da un viaggio/missione in Etiopia e questa è stata la mia prima riflessione. Mi trovo di fronte a due settimane così ricche ed intense che 'e difficile capire da dove iniziare e cosa raccontare . 

Basterebbero per l'appunto odori ed immagini. Odori forti, spesso acri quasi insopportabili.
Colori intensi,come quello della terra , il verde dei prati, la pelle degli Etiopi.  Visi espressivi, uomini e donne bellissimi. Giovani, ma nello stesso tempo vecchi. Pelle segnata dal sole e dalle intemperie. Occhi rovinati dal fumo delle capanne. Occhi che parlano da soli, dallo sguardo intenso che non hanno paura di fissarti. Sorrisi...

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L'avventura Engera 2011 inizia ad Addis Abeba, una citta' caotica che porta ancora il segno della dominanzione italiana. Addis, chissa' se una volta era elegante. Chissa' com'era quando il mio bisnonno viveva qui. Chissa' se nelle strade e vicoli affolatti della città  si nasconde un  lonatano parente.  La prima sosta a San Salvatore e' d'obbligo. San Salvatore e' un bel convento nel centro della citta'. La sosta serve per fare il rifornimento di medicine e a organizzare il materiale per i villaggi. Valigie enormi piene di vestiti da smistare. Kili e kili di farmaci da dividere. La farmacia dove ce li procuriamo e' un buco all'interno di un ospedale al quanto fatiscente. Aspettiamo ore ed ore che tutti i medicinali siano pronti. Contiamo ogni singola scatola. "The Bill" invece e' un mistero. Vista la lentezza penso che abbiano inviato la fattura al loro commercialista americano. I monaci sono ospitali. Ci accolgono alla loro mensa. Chiacchieriamo con loro. Ammiro la loro calma e la loro fede. Piu' volte mi trovero' a parlare di religione e fede in questo viaggio. 

Il giorno dopo partiamo per Endibir dove il gruppo si dividede per andare nei villaggi di Zizencho, Burat, Maganasse e Getche.

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Io scelgo Zizencho. Il mio gruppo e' formato da Tommaso, Filippo e Annamaria. Fin dall'inizio entriamo in sintonia, l'accoppiata banker-pediatra sembra funzionare. Non vedo l'ora di rivedere Surahbila. Arriviamo al tramonto. Riusciamo a malapena  a riorganizzare   i farmaci nella clinica  che inizia gia' a fare buio. L'odore del sangue insieme a quello di sudore dei pazienti  di quella prima sera entra prepotentemente nelle nostre narici,  e' indimenticabile.
La casa dove dormiamo e' piu' che semplice. Non c'e' elettricita' ne acqua calda. Tutto questo rende l'avventura ancora piu' vera. 

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Le giornate a Zizencho si susseguono con estrema regolarita' . Colazione molto presto al mattino accompagnata  dal coro  dei bambini che  cantato l'inno Etiope prima di entrare a scuola,   un pranzo frugale e cena insieme alle suore. Non nascondo il divertimento a chiacchierare con Surahbila e ad ascoltarla mentre  parla con Filippo. Pur nella sua veste di suora  sa usare i suoi occhi molto bene.

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Durante il giorno il lavoro alla clinca e' molto intenso.Vediamo circa 200 pazienti al giorno. La maggior parte casi sono semplici, malattie e condizioni patologiche spesso dovute alla mancanza di norme igieniche. Non sono mancate anche delle brutte emergenze, alcune davvero fra la vita e la morte, altre invece cose "curiose" mai viste prima.

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Ci divertiamo a lavorare con il personale locale. Anche davanti a quella sofferenza riusciamo a sorridere e ridere insieme. E' incredibile vedere la loro preparazione e la loro voglia di fare pur lavorando e vivendo in condizioni cosi' difficili.
Una sera Filippo chiede a Surahbila dove trova la forza per affrontare tutto questo. Una donna indiana di 46 anni , una suora, sola in Africa in mezzo al nulla. La sua risposta e' DIO. La fede l'aiuta ad andare avanti, a credere nella sua clinica. Una fede che si sente, si respira. Una fede diversa fatta di azioni per il prossimo. Disciplina , durezza e amore e' quello che leggo negli occhi di questa piccola donna.  Per me lei e' altrettanto importante di tante CEO e manager. Lei e' al loro pari. Ma qual'e' il suo reward?

Gestisce una clinica, una scuola, ascolta i problemi della gente. Come infermiera si occupa delle emergenze, fa partorrire le donne.... Talvolta le sue terapie possono essere discutibili, ma chi siamo noi per giudicarla? Chi siamo noi uomini, medici e infermieri viziati per dirle cosa deve fare?  Alla fine e' lei che rimane a Zizencho. Alla fine e' lei , piena di dolori che deve fare il conto con i suoi malati e con il suo bilancio.

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La settimana e' stancante, ma la giornata si conclude sempre  con il sorriso sulle labbra.

Divertente ed interessante la domenica passata ad Endibir per la messa con il vescovo. Una messa lunghissima in cui si alternavano cantilene in amarico e  le voci giovani e gioiose dei cori della diocesi.  Poi il pranzo alla casa del vescovo. Mi metto subito a parlare con le suore che gestiscono l'ospedale di Attat e Wallisso. Parliamo dei loro progetti per le madri. Loro sono suore diverse senza velo con  piu' di 30 anni di esperienza  in Etiopia. Mi raccontano la loro storia, le loro esperienze.

Viaggiare significa anche questo, ascolatare le persone che si incontrano durante il cammino.

Incontri strani che si fanno anche nei villaggi durante le passeggiate pomeridiane, uno dei piu' bei momenti della giornata.  Bambini curiosi, donne ,  uomini a cavallo... E poi  quel  pizzico di avventura data da una delle piu' violenti grandinate che abbia mai visto.

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Il tempo passa velocemente , il gruppo e' compatto e divertente. Si aggiunge anche un terzo dottore, Andrea. E' impossibile non ridere alle sue battute.

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Il tempo vola. Eccoci di nuovo pronti alla partenza a caricare valigie su una jeep. Un abbraccio. Leggo negli occhi di Suhrabila e delle altre suore la speranza di rivederci. La nostra presenza e' importante anche  per loro.

Pur creando caos e scompiglio so che portiamo un po' di novita' alla loro routine. Si divertono a chiacchierare con noi, a parlare di mondo , di sentimenti  e di pettegolezzi. Alla fine anche loro sono umane.

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A me invece cosa rimane? Direi entusiasmoe un senso di forza e coraggio molto profondi. Rispetto per chi e' qui e lavora ogni giorno, rispetto per il diverso.  Un senso di gratitudine per quello che ho , ma anche per la possibilita' di aver vissuto quest' esperienza.

Sebbene ogni separazione sia sempre difficile , so che Zizencho mi rimarra' sempre nel cuore come so anche che l'avvventura e' appena iniziata . Sono ancora tante le cose che si possono fare per migliorare la situazione.



Un grazie particolare...

A tutto il gruppo di volontari di questa spedizione per il loro entusiasmo, aiuto e per non aver mai mollato!
Gruppo Engera Novembre 2011: Alberto Bani, Elio Filidei, Maria Paola Bolaffio, Francesca Becherucci, Andrea Cantisani, Federica Cardini, Tommaso Vergelli,  Tommaso Bianconi, Massimo Lupi,  Giulia Miccinesi, Giacomo Grassi, Rosa Santangelo, Ramona Possiedi, Lucia Canzian, Giulia Savasini, Annamaria Ceccarelli, Alessia Antonetti, Filippo Bianco, Valentina Vinante.

All'associazione Engera , a Francesco Silenzi e Giuseppe Indolfi, senza i quali non saremmo mai partiti. Grazie per il vostro supporto e per il vostro aiuto, ma soprattutto per crederci cosi' tanto.

Foto di Filippo Bianco

Foto colosseo e suore di madre teresa: Paolo Fefe