Suor agnetta

Siamo a piedi e quasi quasi ci fa piacere.

Giovanni ha una mission per quel giorno : raggiungere papi Francesco alla postazione di Maganasse. Azzz....., ma sono oltre 20 chilometri di strada assolata !!! Senza contare il ritorno....replica l'ignaro me, ipotecnologico gps sprovvisto.

''Ovest ed un pò di sud ,attraverso la giungla impenetrabile , guadando un paio di torrenti ,valicando due o tre impervie montagne e tutti i chilometri si squaglieranno a meno della metà '' afferma il mio camerata-chirurgo. ''Raggiungeremo prima Endibir dove potremo far tappa, quindi da lì proseguire sino alla meta.''

MA DAVVERO !!! POSSIBILE ??!!!

''ma certo fidati, sono un chirurgo'' mi fa...''che non ti fidi di un chirurgo? '' Bhè con questi argomenti, come dire no. Accetto di certo .

Eppoi la tecnologia ,il GPS, è sempre lì disponibile ,se non Altri ci assisterà lei, no ??? mi dico .

Ma sì, lasciamoci andare ,facciamoci guidare dal nostro animalesco istinto di esplorazione e sopravvivenza che ci ha portato nonostante tutto sino al 2012.

Caterina non condivide del tutto le nostre antropologiche teorie .Si aspetta di venir prelevata da Francesco che arriverebbe a cavallo di un fantomatico mezzo motorizzato sin dalla remota postazione di Zizencho. Così le ha promesso, lei dice ,durante l'unica e sfumata chiacchierata concessale dalle ottime telecomunicazioni etiopi. La tentiamo prospettandole incontri ben più interessanti dell'aitante pediatra biondo dagli occhi azzurri.

Siamo in Africa Caterina , avrai certo l'opportunità di incontrare fiere feroci , serpenti velenosi e ragni giganti che tutti temono. Ed i coccodrilli ,certamente sulle sponde dei guadi che attraverseremo. Avrai l'opportunità di parlarne con tutti quelli che al ritorno ti chiederanno della tua fantastica avventura in questa terra misteriosa. Ma ci pensi ,che fai rinunci a tutto questo?

Niente da fare. Forse perchè parte della femminilità della persona o forse dell'indole dell'ostetrica che comunque in comune hanno l'atavico istinto della preservazione ed ottimale conservazione della specie ,la nostra compagna non si convince.

Partiamo di buon ora.

cammina Engera

Poche decine di metri a sud lungo lo stradone che passa di fronte alla missione e quindi subito a ovest costeggiando subito un bel Gojovè o Tukul a seconda che ci si parli in Guraghegno o Tigrino. Giardini di banani e falsi banani si alternano abitando gli appezzamenti di evidenti differenti proprietari che passando ci salutano e qualcuno addirittura ci ferma ed invita a visitare il loro alloggio. Che aria magica e che luci all'interno di queste dimore semplici. Le pareti affumicate dai fuochi accesi la sera per allontanare zanzare e quant'altro si annidi nelle pareti di fango e paglia contribuisce all'atmosfera fumigata ed irreale del luogo. Subito fuori dal Gojovè il Ghedel ,fossa-dispensa nella quale si acquatta il Kojovita sottratto all'ingordigia delle fiere della giungla. L'impasto nutriente ottenuto sapientemente dall'anima del falso banano, protetto in un Mesop di coccio e stivato sotto massi nel profondo del Ghedel assicura provvigioni a tutto il clan.

saluti Africani

Dopo calorosi saluti si prosegue nel cammino.

Si attraversano campi di Teff appena tagliato, il famoso progenitore dell'Engera nazionale e poi boschi di Eucalipti ,alcuni Bianchi profumatissimi e dalle sembianze di piante ''ramate ''che risaltano sulla vegetazione quasi fossero tinteggiate con l'evidenziatore . E poi ancora Palissandri turchini e giganteschi Sicomori o Pisanna come li chiamano i locali.

Si procede spediti , il tempo passa, il sole picchia forte nonostante le fronde .

Si guada il primo torrente animato da una moltitudine di mamme e bimbi nudi, sguazzanti. E' il momento del bucato ,tutti sono sul fiume e tutti sorridono e ci chiedono ''foto'' e ''caramella''.

Bambini africani

Dopo il secondo guado che avviene su un ponticello incerto di scaglie di Eucalipti ,finalmente iniziamo a risalire . Una volta in cima la vista vi apre su uno spettacolare altopiano dall'erba rasa quasi fosse un campo da golf. Sul fondo ,laggiù una rudimentale porta di calcio ed all'estremo opposto un ciclopico Cedro del Libano che domina ,scultoreo ,lo spazio sconfinato.

cedro del libano

FANTASTICO !

Si prosegue. Semicanions di terra rossofuoco sbarrati da muri di frasche, viandanti in cammino ognuno verso la propria fede che salutano con reverenza,bimbi sorridenti e sempre festosi,anziane sole che paiono di cent'anni vanno per chissà dove.

Quanta gente s'incontra a piedi da queste parti. Gli Africani in perenne cammino .

africano in cammino

Sono oramai quasi due ore che si viaggia ed un po' di crampetti alle gambe iniziano a tormentarci. Si sale e poi la mulattiera si stringe e s'impenna ancora. Mammamia , il sole è inclemente alle undici di mattina. Sono quasi sul punto d'issare bandiera bianca e sedermi all'ombra delle fronde ,quando improvvisamente ecco la strada allargarsi sempre più sino ad aprirsi tutt'un tratto in una grande piazza animata di vacche ,capre, galline, venditori e compratori. Siamo finalmente in Endibir.

C E L'ABBIAMO FATTA !!! Assaggiamo una Sambusa di buona pasta fritta ripiena di lenticchie e cediamo all'invito di alcuni giovani che ci offrono un bicchierino di liquido giallo canarino. Buono davvero ! Si chiama Tegg ci informano, liquore a base di miele e cereali, dolciastro.

Un po' stanchini, ma soddisfatti ci rinfranchiamo presso il Vescovo Musie che ci accoglie caldamente e rimane assai stupito dell'africanità di questi due visipallidi che sfidano i chilometri di pista etiope quanto e più dei suoi indigeni. Preoccupato per i nostri tempi di recupero invita a fermarci per un pranzo ristoratore prima di continuare. Spieghiamo che fermarci , pasteggiare e ripartire con la pancia certamente troppo piena poteva esserci fatale. Un piccolo assaggio ,frugale ,sarebbe stato certamente preferibile. Ci vengono portati pertanto qualche dolcetto e pasticcini locali assieme a tè al rosmarino ed acqua fresca.

Fatto sta che le pietanze per il pranzo erano già ben allestite e pronte sulla credenza della sala e gli aromi che sprigionavano avevano già iniziato a straziare piacevolmente i nostri olfatti. Cediamo all'assaggio .''Ma solo un pochino'', ci diciamo l'un l'altro. Solo un assaggino di questa bell'engera di giornata abbracciata attorno alle patatine arrosto e peperoni, alla salsina piccantina di pomodorini rossi , non senza un po' di erbette di campo saltate in padella e con giusto una spruzzatina ,ma solo una spruzzatina, di crema di pisellini gialli.

Certo non avevamo l'aspetto di chi fa ''un piccolo assaggio'' ed anche il Vescovo Musie deve essersene accorto se tornato in sala dopo una breve pausa , guardando le nostre frenetiche mandibole in azione e le guance lì lì per esplodere, sorridendo esclama : '' Bella reverenza la vostra ! Siete ospiti ed anche se in piedi state praticamente pranzando senza il padrone di casa . Potevate almeno invitarmi anzichè assaltare la mia credenza ''. Risatina collettiva liberatoria ,ma ...in effetti si poteva dare miglior immagine di due professionisti in missione speciale.

Sin troppo rifocillati, dopo cari saluti ci congediamo dal simpatico Vescovo e da Padre Tashome ,suo segretario,oggi un po' demoralizzato. Era appena rientrato alla diocesi con mezzi di fortuna in quanto,qualcuno,sbadatamente ,aveva fatto il pieno del suo fuoristrada con benzina anziché gasolio !

Si riprende a passo lesto per coprire gli altri sette chilometri di pista rossa e polverosissima che ci separano da Maganasse.

lungo cammino

L'ultimo sforzo ci è risparmiato dall'unico fuoristrada incontrato nel senso della nostra marcia. Fortuna vuole siano frati e suore dirette giust'appunto alla missione di Maganasse.

Ottimo. Poco dopo l'ora di pranzo papi Francesco riabbraccia l'instancabile Giovanni.

Missione compiuta e con soddisfazione. Bell'esempio di come la tecnologia (il GPS )in mani esperte di chirurgo possa contribuire ,assieme alle forza delle ...gambe e non senza una manciata di follia a regalare splendidi momenti.

La strada è pertanto tracciata ed a disposizione di tutti quelli che avranno modo di stazionare a Gheche. Provare per credere.

Manca il viaggio di ritorno, è vero. Ehehe... beh, quello alla prossima puntata.....