Questa volta le limitazioni sul peso si fanno sentire perché non è permesso di portare peso in eccesso , le valigie devono pesare non oltre i 23 kg ciascuna e per ogni passeggero sono consentiti solo due bagagli . La scelta delle valigie e la loro pesatura preventiva ci permette di non dover lasciare a terra cose importanti o dover buttare all’aria il contenuto delle stesse al momento dell’imbarco . Il viaggio d’andata si svolge nella stessa maniera di sempre , posti particolarmente ristretti in un aereo particolarmente affollato con un’emozione iniziale : durante la fase di rullaggio si sente pronunciare la fatidica frase “ fermate l’aereo che devo scendere “ , e quello che sembrava una battuta si rivela una realtà , un passeggero pretende di scendere e di recuperare la propria valigia con ansietà in coloro che viceversa affrontano il viaggio , una volta partiti comunque il ritardo che si era accumulato viene in parte recuperato e arriviamo a Addis Abeba quasi in orario . Le stesse procedure per l’entrata in Etiopia con la compilazione di una scheda d’ingresso , il pagamento di 20 dollari a testa , il recupero delle valigie e la fila per uscire dall’aeroporto con il timore dell’ispezione sul materiale . Almeno tre vengono aperte e controllato il materiale presente , ma fortunatamente l’addetto al controllo ha capito che cosa trasportavamo e l’uso che ne avremmo fatto , e nonostante le insistenze del suo collega ci ha permesso il transito .

Ad attenderci c’era Suor Francesca con Suor Ancilla , attuale responsabile della casa di Wolisso e che avevamo conosciuto a Mike oltre ad averla frequentata durante un suo soggiorno a Roma . Stipiamo i bagagli in auto e ci rechiamo a San Salvatore dal vescovo per consegnare un pacchetto di farmaci ed una lettera per Madonna della Vita che Luciano ci aveva consegnato .

Dato che l’auto di Suor Francesca deve effettuare delle riparazioni verremo accompagnati a Getche da Giuseppe , l’autista del vescovo con la sua macchina , e quindi il trasferimento avviene con una insolita celerità ; ci fermiamo a Wolisso dove conosciamo la Madre Generale delle “ figlie di Maria e della croce “ , che si trova in Etiopia a controllare le varie sedi che quest’ordine ha aperte in varie zone e l’accompagnatrice ufficiale è suor Maria che è diventata la responsabile della casa di Addis . Dopo il pranzo di filata a Getche , dove facciamo appena in tempo a scaricare i bagagli che veniamo chiamati per un’urgenza , una ferita lacera alla fronte in un ragazzo colpito durante un diverbio , gli vengono applicati due steril streep e medicazione ; subito dopo viene portato con una barella un altro giovane , vicino di casa della nostra farmacista sig.ra Sablè con un grave problema respiratorio, Paolo vorrebbe trasferirlo ad Attat e di fronte a notevole riluttanza della famiglia inizia una terapia antibiotica con la raccomandazione di riportare il paziente l’indomani per controllarne lo stato di salute . A Getche troviamo due aspiranti suore , suor Annetta e suor Delia , la responsabile , che con la sua visione delle cose procede alla instancabile costruzione di due ambienti con servizi per ospitare le aspiranti e quattro camere con servizi che serviranno a futuri ospiti .

La curiosità ci spinge a visitare la clinica che è finita come costruzione esterna e copertura del tetto ma deve essere completata nell’interno e riscontriamo alcune varianti rispetto al progetto iniziale che dovranno essere discusse con Ivo Babolin ; subito accanto alla clinica sul suo fianco sinistro ci sono degli scavi che sono le fondamenta per un’ambiente destinato ai malnutriti , i progetti non terminano qui perché davanti alla scuola stanno costruendo la mensa scolastica .

L’indomani ci trasferiamo a piedi ( l’auto di suor Francesca è rimasta ad Addis per riparazioni ) alla chiesa del padre David facendo a ritroso un percorso già fatto l’anno precedente con campi sterminati , colture di eucalipto , bestie al pascolo , foresta e persone del luogo che si spostano con enormi pesi sulla testa e che procedono di buona lena , almeno migliore della nostra che dobbiamo abituarci a camminare ad una altitudine inusuale , siamo a 2300 metri sul livello del mare e qualche difficoltà , anche se minima , l’avvertiamo tutti .

atlante

Messa che dura un’infinità con suoni di tamburo e canti a non finire ; al solito vengo attratto da tanti piccoli particolari come i piedi nudi di molti e le scarpe ai piedi di alcuni , i bambini che giocano e vengono attratti dai loro coetanei , la nostra presenza come fatto strano ( siamo l’evento , i bianchi in un mondo di persone di colore diverso ) .

messa Engera Eitopia

Il ritorno è più agevole , padre David ci accompagna con il fuori strada almeno fino ad un ponte di legno non superabile con l’auto e durante il viaggio di ritorno ci fermiamo a controllare il paziente visitato ieri sera con problemi respiratori e che troviamo seduto nel suo tukul con i familiari intorno anche se in presenza di un’intenso fumo prodotto dalle braci sempre accese all’interno di queste abitazioni . Con una marcia di sette chilometri sotto un sole cocente tra poche discese e molte salite torniamo a Getche . Stanno allargando la strada che da Wolkite porta a Getche e usano molta terra rossa che prelevano da una cava lì vicino , per cui c’è un continuo viavai di camions che prelevano il materiale e lo portano al luogo di destinazione per tornare di nuovo a fare un carico e la polvere che sollevano negli spostamenti colora il paesaggio oltre che i passanti del medesimo colore , abbiamo la sensazione della polvere nei capelli , nelle narici , in bocca , sulle mani e a niente vale lo spostarsi lungo sentieri paralleli alla strada . L’acqua fredda e scarsa di Getche riesce a darci un sollievo al disagio ; a causa di un incidente è stato abbattuto un palo della luce che non è stato ripristinato per cui l’elettricità e il calore viene prodotto solo dai pannelli solari che sono insufficienti alla bisogna ,……. “ devi patire “.

polvere bambino

Il lavoro procede come al solito , vengono aperti tre ambulatori che funzionano a pieno ritmo : uno dove visita Paolo prevalentemente le patologie generiche assieme ad una nuova infermiera Almas , uno di tipo ostetrico dove lavora Roberta in collaborazione con Dessu ( l’infermiere che farà un corso di perfezionamento sovvenzionato dal gruppo Engera ) e con me che occupo la stanza accanto separata da una porta interna per cui in caso di necessità lo spostamento è minimo , ed uno di tipo ginecologico in cui visita suor Francesca e dove io intervengo solo in caso di dubbio o per verifica .Anna ha qualche problema e collabora nei momenti migliori con Paolo .

Engera ginecologi

Sorgono problemi importanti , quello della pulizia in generale e dell’ordinamento dei farmaci , che devono essere risolti al più presto senza offendere nessuno ; viene indetta quindi una riunione urgente con tutto il personale presente e vengono proposte soluzioni ( credo sia la prima riunione di confronto e porta comunque a risultati soddisfacenti )

L’indomani prima di iniziare l’attività c’è un fermento generale che porta alla pulizia e al riordino della farmacia oltre che di tutti gli altri ambienti e una scrupolosa attenzione alla disinfezione degli strumenti a cui collaborano tutti dai medici al personale .

Questo impegno di buona volontà porta a effettuare un incontro con cerimonia del caffè che conferma un desiderio di cambiamento per il futuro .Viene portato un bambino con una grave disidratazione per la contemporanea presenza di malaria vivax e diarrea con vomito profuso, sollevando la parete addominale si forma una plica che ci mette molto tempo a scomparire , viene subito proposto il trasferimento ad Attat ma la mancanza di mezzi e la gravità del caso ci fa incannulare una giugulare e l’idratazione del bambino inizia secondo i parametri internazionali previsti con la contemporanea terapia anti malarica .A causa del mancato reperimento di mezzi di trasferimento , il bambino viene trattenuto assieme alla madre a cui provvediamo , non senza piccole difficoltà , al cibo , ad un minimo di illuminazione con una candela e al controllo dell’infusione dei liquidi ; nell’arco del giorno e della notte notiamo i risultati con la riduzione delle scariche diarroiche , del vomito . della febbre e dell’obbiettivo miglioramento dello stato di salute del bambino tanto che al mezzo giorno del giorno successivo dimettiamo il bambino istruendo la madre sulla somministrazione di prodotti Lem-Lem e la invitiamo a riportarlo a breve ad un controllo .

Nasce un bambino e provvediamo a vestirlo con camicioline , con tute ( la parte superiore in preferenza per evitare che sporcandosi il bambino rimanga zozzo ) con coperte di lana ( fino ad ora siamo riusciti a portare tante copertine , ringraziando per ciò Roberto Gallicchio ,da poterle consegnare a tutti i nati a Getche ) ; durante le visite delle donne gravide accertiamo una morte in utero a 33 sett circa ed un aborto interno che non possiamo raschiare a causa della mancanza di una sterilizzatrice adeguata per i ferri chirurgici .

Apro qui una parentesi : dobbiamo dotare questo presidio di una sterilizzatrice adeguata altrimenti tutta l’attività di sala operatoria , ancora non quantificabile , ma possibile al momento del completamento della clinica risulterà ovviamente irrealizzabile . Sembrava inizialmente che uno strumento del genere potesse costare circa 100.000 Bir ( circa 6 mila euro ) ma ad una verifica effettuata ad Addis ce ne vengono richiesti 20-25 mila di euro . Abbiamo proposto di fare un accordo con la clinica di Attat o di Wolisso , pagando un mensile per la sterilizzazione ma a causa del costo e del tempo per il trasferimento a queste strutture sembra un progetto non realizzabile . Mi sto dando da fare in Italia per avere dei preventivi sul nuovo e contemporaneamente per cercare del buon usato da spedire , ma nel caso suor Francesca trovasse effettivamente a 100.000 bir la sterilizzatrice , mi sono impegnato a farle avere il più celermente possibile il denaro , pagandolo anche, se non trovo collaborazione , in prima persona .Chiusa parentesi

Siamo voluti andare a Zizengio che ci era stata descritta in varie occasioni a partire dalla prima visita effettuata da Francesco , Vanessa e Letizia , come un posto sperduto ma bello con i cavalli al pascolo con poche suore accoglienti , ben organizzate e precise ( abbiamo visto i loro resoconti sulle visite effettuate ) ma durante le nostre spedizioni , al momento sono sei volte che siamo andati in Etiopia , non eravamo mai riusciti ad arrivarci .

Da Getche la strada è lunga e particolarmente disagevole , ma ne è valsa la pena : dopo una strada dissestata siamo arrivati ad un lago intorno alle cui sponde c’erano mandrie di mucche e cavalli al pascolo , con anitre e altri acquatici sia in acqua che sulla terra , donne che facevano il bucato e stendevano i loro panni ad asciugare al sole , bambini che funzionavano da mandriani in un ambiente da favola . Poco oltre un grosso paese che non abbiamo attraversato perché la strada per Zizencio curva a destra e si inerpica per una strada attualmente , nel periodo asciutto , percorribile ma che nel periodo delle piogge è impossibile o folle ( mi viene a mente la volta in cui padre Gebrelmeschel mi conduceva a Maganasse con il rischio reale di cappottamento almeno in sei diverse occasioni ).

pioggie Engera

Alla fine di questo percorso entriamo in una cancello dove sorge la missione e subito si apre un paesaggio infinito di prati , animali liberi , cielo azzurro , un tepore gradevolissimo ( siamo a 2800 m ) , pochissime persone in giro “ un’eden “ di cui non vediamo ancora il lato cattivo, la mela da cogliere , la fregatura ; ci accoglie una suora nella sua veste color salmone ( il colore è stato stabilito a larga maggioranza , tutti d’accordo nessun contrario ) che cerca di metterci a nostro agio ( uso del bagno , caffè , una sedia ) e poi ci porta a fare un tour . Visitiamo la vecchia baracca dove prima si svolgeva tutta l’attività e che attualmente è strutturata in modo da accogliere le partorienti e farle soggiornare per il necessario . Subito dopo ci rechiamo nella nuova costruzione che presenta ancora un cartello di benvenuto rivolto a Roberto Rabattoni per il Centro Aiuti per l’Etiopia e al dr Francesco Silenzi per Engera group ; sotto una tettoia ci sono numerose panche dove far sostare gli utenti prima delle visite , quindi si entra in un ambiente pulitissimo e molto razionale ( a destra una specie di accettazione e a sinistra una specie di segreteria ) oltre una porta un corridoio su cui si aprono ambulatori , laboratorio , sala parto , direzione etc . I colori dell’esterno sono vivaci , con un modesto contrasto per l’ambiente in cui sono inseriti ma gradevoli . Oltre la clinica è stata costruita una casa per gli ospiti, a distanza dalle altre costruzioni per dotarla di un minimo di privacy , con un intero tetto in pannelli solari che servono a fornire sia il calore che l’energia elettrica ( sorge a questo punto una sorta di gelosia , mista a rabbia per le docce fredde , la mancanza totale di luce alla sera ed altri piccoli inconvenienti tipici di Getche ) . Facciamo un giro su questi prati dove pascolano cavalli e mucche apparentemente liberi perché con una tecnica che impedisce loro la corsa viene legata una corda al collo e contemporaneamente alla zampa posteriore per impedire il galoppo ; fotografo Paolo che è rimasto un po’ indietro e rivedendo poi la foto sembra disperso in quel mare di verde . Il pranzo è gradevolissimo con delle frittelle , piadine fatte con farina di riso e latte di cocco e che vengono usate come l’engera per prendere il cibo , piatti di verdura cotti e crudi , con salsine indiane ; le suore appartengono alla confraternita Betania di origine indiana che sono arrivati due anni fa in Etiopia su richiesta del vescovo Mosè assieme ad alcuni loro confratelli che insegnano tecniche agrarie a Indibir e che oggi sono con noi . Il viaggio di ritorno è gravato dall’ansietà per una spia delle cinghie accesa e dalla necessità di fare benzina , per cui dobbiamo arrivare a Wolkite dove il meccanico non è in grado di riparare il danno ; il problema poi si aggrava per il fatto che l’indomani siamo ospiti di Teshomen visto che il vescovo è altrove e il giorno successivo dobbiamo recarci ad Addis per il rientro in Italia .

La domenica abbiamo un parto al mattino e padre David che è venuto a Getche per la messa , si offre di accompagnarci a Imbidir attraverso un percorso , veramente da fuori strada , ma contemporaneamente molto più breve e spettacolare .

Lunedì partiamo di buon mattino per Addis , vengono legate sul tetto le valige e coperte con un telo per la polvere ; strada facendo purtroppo ci rendiamo conto che il lavoro non è stato fatto a dovere perché in seguito a tutti i traballii una valigia cade a terra fortunatamente senza colpire nessuno . Mentre siamo indaffarati a ricostruire il carico incrociamo la Madre Generale e suor Maria che ci forniscono di una corda in più con cui assicuriamo meglio il tutto . Giunti ad Addis con mille paure ma tutto sommato ingiustificate , sbarchiamo i bagagli perché l’auto deve andare in officina e ci organizziamo per provvedere altrimenti al trasferimento in aeroporto ; con dei taxi raggiungiamo il posto dove dopo lunghe contrattazioni comperiamo le tovaglie che ci erano state ordinate da Francesco e presso dei fornitori di materiale sanitario ( quella ditta svizzero tedesca che abbiamo contattato in altre occasioni ) accertiamo il costo per noi non sopportabile dell’autoclave .

Comincia a piovere ma Suor Francesca torna con l’auto riparata , per cui decidiamo di mettere il bagaglio in auto rubando spazio ai passeggeri pensando anche che il trasferimento sarebbe stato relativamente breve ; la pioggia il buio la scarsa esperienza , la perdita dell’orientamento , di chi ci accompagnava fa si che il trasferimento diventi una baraonda interminabile ; nelle postazioni posteriori dove ci sarebbe posto scarso per uno ci infiliamo tre persone , due seduti e uno in collo , per cui dopo un po’ la necessità di cambiare posizione e la compressione fa si che ci fermiamo almeno due volte e quando vediamo un posto di ristoro nei pressi dell’aeroporto ci fermiamo per cenare .

Imbarco e arrivo in Italia

Durante la nostra permanenza vengono visitate circa 800 persone , nascono tre maschietti ed una femminuccia , vengono suturate varie ferite accidentali o provocate , si inviano ad Attat malati gravi o donne che avranno problemi al momento del parto ( il triage che cerchiamo di insegnare è essenziale per ridurre gli esiti sfavorevoli ) ; in un prossimo futuro saremo in grado di provvedere ad una cura dentaria , a risolvere problemi di vista , etc ma credo che il nostro problema fondamentale sia quello di istruire al meglio chi rimane quando noi non ci siamo o dare una continuità migliore .