Attesa al check-in e spedizione dei. Posti a macchia di leopardo in aereo, ognuno per sè ma grazie alla benevolenza degli altri siamo riusciti a fare dei piccoli gruppi che hanno permesso almeno dei piccoli pisoli in posti molto ristretti .Albeggia e dall’alto si sono viste le luci di piccoli paesi e un tortuoso fiume circondato da deserto .

30/11/2006
Arrivo all’aeroporto di Addis Abeba con pratiche per l’ingresso, code a pagare 20 dollari, e code per uscire. Problemi con la mia valigia che contiene gli speculum di ferro e altro materiale sanitario che passando sotto il monitor insospettisce l’addetto che pretende di aprirla , solo dopo averla aperta e facendogli vedere il foglietto illustrativo di alcuni materiali , e dopo avergli spiegato che eravamo medici che andavano per aiuti umanitari ci hanno permesso di passare senza trattenere niente. Ritiro bagagli e discesa ( l’aeroporto è più in alto rispetto al parcheggio , la temperatura è dolce e l’aria è fresca, si sta proprio bene !) fino all’auto con l’autista Figado; ci sono tanti aiutanti per caricare i bagagli sul furgone che logicamente vogliono essere pagati per il servizio svolto, riempito abbastanza rapidamente il 1° pulmino con soli bagagli ,vi salgono con Figado anche Teresa e Cinzia; prendiamo un taxi ( pulmino wolkswagen d’altri tempi ) dove entriamo tutti .

Engera streets

Caos di traffico cittadino con code a non finire, odori forti, colori, gente, mezzi di trasporto che lanciano nuvoloni di fumo nero ad ogni sgassata .Ci fermiamo per fare benzina e ripartiamo a spinta perché il pulmino non entra in moto.
Gente, gente, gente per le strade, gente che dorme sullo spartitraffico, lungo i muri in ambienti riparati soltanto da un ombrello, figli portati sulle spalle avvolti solo dal un telo . Gente in movimento, gente, gente.

Engera mother carryng child

Engera vecchia donna sulla strada

Arrivati all’orfanotrofio Madonna della Vita scarichiamo le valige, il materiale sanitario viene portato in laboratorio, assegnazione delle camere. Per il mal di testa non riesco a fare neppure un pisolo e scendo in cortile a leggere e scrivere , appoggiato al muro al sole sotto il colonnato. Odori, colori , bambini piccoli; ora sono con due di loro Alexandre e Feisal con cui sto cercando di scambiare qualche parola in parte in italiano in parte in inglese;

Engera children

pensando che mi stiano importunando uno più grande li ha fatti allontanare. Altri intorno stanno annaffiando e come tutti i ragazzi inizialmente cercano di bagnarsi. Stamani entrando nell’orfanotrofio dove c’erano circa 20 bambini con esiti di varicella mi sono commosso perché una bambina con un coperchio in mano mi salutava ,mi guardava intensamente negli occhi non distogliendo mai lo sguardo fino a che non ha attirato la mia attenzione. Era dentro a una specie di box-lettino , ce n’erano tanti allineati lungo il muro che contenevano ciascuno un bambino ,ma mentre gli altri erano o sorpresi o impauriti da queste figure nuove , lei non era intimorita e mi ha intenerito. Se fossi stato solo probabilmente avrei anche pianto. In cielo ci sono tanti falchi, all’aeroporto credevo fossero presenti per spaventare e evitare la possibilità che stormi di uccelli più piccoli, venendo risucchiati, intasassero i motori degli aerei, invece sono presenti in gran numero anche in città .

MAL DI TESTA feroce passato finalmente dopo Aulin .Uscita con personale di Madonna della Vita e subito circondati da bambini a frotte che chiedono di tutto, anche sorrisi, che vengono allontanati in malo modo dai grandi o da bambini più grandi di loro .Un poveretto ci accompagna lungo la strada, ha difficoltà a camminare ma si fa e ci fa strada, le rare macchine lo evitano con cura visto che procede nel centro della via. Ci siamo fermati a comperare patate fritte ad una bancarella vicino al sovrapassaggio della strada asfaltata, eravamo circondati da curiosi , con questi bambini che ti toccano che dicono che sono poveri per intenerirti ,che portano il fratello più piccolo per mano, che stanno per strada ( ma non vanno mai a casa ?!?! ) che ti accompagnano ovunque. Ne avrei presi ( in senso simbolico logicamente ) una ventina, tanti, tutti belli, tutti vispi che ci hanno accompagnato al MDV prendendo e chiedendo sempre caramelle. Appena si accaparravano una caramella tornavano alla carica per averne un’altra. Alla fine anche qualche adulto (una donna) chiedeva qualcosa; lo definirei un bagno di folla. Cenato con lasagne al forno squisite. Riunione per programmare il lavoro di domani e dei prossimi giorni. Comprare materiale (forse troppi, forse inutili rispetto a quello che potrà essere utilizzato dopo) e farmaci , visita notturna per ricognizione materiale anche alla NURSERY.

1/12/2006
Colazione con Nutella e poi con Vanessa e Francesco in banca a cambiare soldi , conosciuto figlio di emigrati italiani che hanno una ditta di termoidraulica . Fuori della Banca di Etiopia ci ha accolto un bel gregge di capre. In farmacia a comprare di tutto e poi in una ditta lì vicina a comperare strumentario (courette) gestito da immigrati tedeschi che alla fine sono venuti a controllare anche quanto avevamo comperato in farmacia. Tutti chiusi, impossibile comperare lettino per ginecologia.
Mentre torniamo ci siamo fermati ad un mercatino di frutta e ortaggi, quello da cui si riforniscono normalmente al MDV; siamo entrati in un cancello dove si aprivano una serie di negozi all’aperto ma riparati da una tettoia dove la merce veniva esposta agli avventori e abbiamo ordinato degli agrumi nell’attesa mi sono seduto su un loro sgabello (ha tre piedi e la seduta incavata per accoglierti bene) e ho fatto le foto ai banchi di frutta che mi attiravano per i colori e la quantità di merce esposta (ad un avventore hanno venduto una balla intera di cipolle) .

Engera mercato

Mangiato a MDV e nel pomeriggio lavorato.
1° visita: paziente operata di K mammario in trattamento con tamoxifene effettuata visita ginecologica e fatto PAP . Aiutato Cinzia a togliere molluschi contagiosi a bambini piccoli; con una courette piccola vengono portati via questi nodi pieni di virus, in tutte le sedi specie al volto (non avevo mai fatto né visto fare un’operazione del genere , sono sempre pronto ad imparare!), questi bambini piangono al momento in cui vengono bloccati e trattati e dopo con una caramella finiscono immediatamente di piangere .
A cena in locale tipico a mangiare con le mani un cibo piccante. C’era una rappresentazione con canti e balli caratteristici delle varie regioni etiopi, e ci hanno servito una bevanda per me poco gradevole, ma che agli altri è piaciuta, servita in una specie di ampolla con il collo sottile che andava bevuta in un certo modo e a questo ci hanno invitato e guidato altri avventori locali con cui abbiamo poi in parte familiarizzato. Balli che hanno coinvolto anche alcune delle nostre donne che sono salite sul palco e poi mascherate con costumi tipici hanno cercato di imitare i ballerini locali .


2/12/2006
Silvia, Giuseppe e Letizia rimangono a Addis Ababa per finire di visitare alcuni bambini, per gli altri sveglia alle 4 per partire alle 6 con il pulman verso il GURAGE . Strada asfaltata lungo la quale incontriamo tanti asinelli caricati all’inverosimile di balle di paglia che camminano uno dietro l’altro ai margini della strada. La strada è dritta e vista l’ora si trovano poche persone a giro , molti pulmini-taxi che trasportano persone che vanno verso Addis Ababa. Il paesaggio è strano per me che lo avevo immaginato come arido, infatti siamo circondati da campi molto verdi, in lontananza si vedono delle montagne (devo ricordare che siamo su un altopiano che è alto oltre i 2000 metri sul livello del mare) con molti alberi , nella campagna si vedono tante capanne con il tetto di paglia e coltivazioni; la strada è quella costruita dagli italiani molti anni fa e ristrutturata dai cinesi (così mi pare di aver capito) corre diritta come un tiro di schioppo ma nonostante questo la velocità non può essere alta perché ci sono persone e animali che camminano ai bordi della carreggiata che sono imprevedibili. Lungo la strada si trovano piccoli agglomerati di case ( in legno e fango) e man mano che il tempo passa aumentano le persone che incontriamo; in un paesetto dove c’è un distributore di benzina purtroppo sprovvisto di gasolio è difficile avanzare per il quantitativo di gente che occupa la carreggiata. Su una colonna al lato di un ponte è stata disegnata una croce, rappresenta il confine della diocesi in cui stiamo entrando e di cui saremo ospiti. Dopo alcune curve per superare un pendio ci fermiamo per una sosta strategica, chi ne approfitta per sgranchirsi, chi per fumare, chi per fare foto e chi per intrattenersi con alcune persone che ci sono venute incontro .
Quando ripartiamo vedo la prima donna che cammina ai margini della strada carica di legna sulle spalle.

Engera donna con legname

 Alcune persone ci chiedono un passaggio che però viene loro negato dall’autista . Altra strada diritta, paesone chiamato Giyon o Wolisso dove c’è un ospedale costruito e gestito da medici italiani con una scuola infermieri professionali. Non ci fermiamo perché siamo in ritardo anche se è nostra intenzione visitare l’ospedale che dall’esterno sembra essere ben tenuto, strutturato a padiglioni con notevole spazio tra l’uno e l’altro. Ancora oltre e prendiamo una strada sulla sinistra, non asfaltata. Il cambiamento è netto, sobbalzoni, nuvole di polvere gente più rara, animali più frequenti in particolare mucche con la gobba, capanne ai margini della strada recintate da steccati, strada in discesa e là in fondo un fiume, l’OMO, che attraversiamo su un ponte di ferro; nel fiume dove l’acqua è più bassa ci sono donne a lavare i panni, un tuffo indietro nel tempo .
L’incrocio con un altro mezzo, in particolare un pulman è preannunciato da una grossa nuvola di polvere. Mi sembra di essere tornato agli anni 50-60 quando un viaggio nelle nostre campagne voleva dire corriere traballanti e polvere a non finire .

polvere sulla strada

Per strade bianche si arriva ad ATTAT dove c’è una chiesa con annesso seminario da cui hanno ricavato un Ospedale .Ad attenderci c’è il vescovo che si presenta molto familiarmente come Mosè , è alla mano , all’incirca della mia età , parla italiano e ci presenta ad alcune suore medico ,una suora filippina che svolge il ruolo di anestesista e suor Rita ,tedesca ( al primo impatto apparentemente dura ma che si ammorbidisce strada facendo ) , che è la ginecologa , ma in realtà tuttofare , che ci spiega com’è organizzata questa struttura e ci fa da guida nella visita dell’ospedale; oggi non è giorno di visite ambulatoriali per cui le strutture sono vuote ; ci fa vedere la farmacia , il dispensario , le sale d’attesa ( delle panche al coperto di tettoie ) , una serie di ambulatori , e poi ci porta all’esterno dove hanno organizzato dei fabbricati che ospitano donne in attesa del parto e talvolta anche tutta la loro famiglia con la possibilità di cucinare ( il soggiorno fino al parto e successiva degenza costa alla donna l’equivalente di tre euro ) . Logicamente sono donne che hanno avuto un precedente taglio cesareo o parti difficoltosi o che si presume abbiano bisogno di aiuto ; la stragrande maggioranza delle donne partorisce nel retro delle proprie capanne e nel caso di urgenze, vista la difficoltà di spostamento e la penuria di mezzi di trasporto , accetta per se stessa e per i bambini anche quello che per noi è inaccettabile . Ci porta poi a vedere la sala operatoria , la sala parto , le stanze di degenza ( stanzoni a 16 letti ) dove per la prima volta in vita mia ho visto gli effetti della malaria ( tremori squassanti che hanno fatto cadere dal letto la paziente affetta ) , le lavanderie e gli ambienti dove soggiorna il personale medico e infermieristico . Ci hanno fatto vedere quello che le donne confezionano ( tovaglie , tovaglioli, borse, copri cuscini etc tutti ricamati) e che viene venduto per avere un minimo di risorse economiche con cui pagarsi il soggiorno e quant’altro . Logicamente ognuno di noi ha comprato anche quello che non gli necessitava . Rita è una donna molto energica che parla in inglese molto bene e veloce , per cui io non ho capito tutto quello che diceva ma ho capito il senso generale dei discorsi , erano i suoi occhi che parlavano un linguaggio per me comprensibilissimo . Ci ha invitato a tornare a lavorare e a rimanere per un periodo lungo , sottolineando però il pericolo reale della malaria.
Guidati da Mosè che ci precede con il suo fuoristrada arriviamo ad un ospedale rurale ( la struttura che ospitava la maternità prima che fosse trasportata ad Attat e in disuso da molti anni ) dove troviamo una splendida suor Francesca , giovane suora appena diplomata ostetrica in Italia con tanta voglia di lavorare che vuol riaprire l’ospedale come casa da parto ,ma a cui manca tutto . Le regalo il mio fonendoscopio e un’apparecchio della pressione . Ci organizziamo per farle avere dei lettini per bambini e parlando ci spiega che la cosa più urgente per lei sarebbe quella di avere un mezzo con cui trasportare ad Attat , distante circa 20 Km , quelle donne che presentano problemi al parto non risolvibili da parte sua .
Siamo invitati a pranzo a EMDIBIR a casa del vescovo; con Mosè come guida visitiamo una capanna tradizionale , chiamata Tukul , a pianta circolare su terra battuta divisa da una parete al di là della quale c’è la stalla al di qua l’ambiente per la famiglia e dove deve essere mantenuto sempre un fuoco acceso perché il fumo che produce impedisce l’arrivo di animaletti ( ho pensato ai tarli ) che possono rovinare la struttura , tutta di paglia e legno . Fuori della porta stesi su della carta dei frutti che a prima vista somigliano a piccole olive rosse e che in realtà risultano essere caffè prima e dopo tostatura . Ci porta lungo un sentiero fino al fiume e veniamo accompagnati da frotte di bambini che chiedono caramelle e nonostante abbia fatto capire che io non ne ho , sono stato adottato lo stesso da un piccolo che mi tiene per mano .

 Al fiume dove c’è acqua per tutto l’anno, ci soffermiamo a parlare .La presenza di grandi massi piatti nel letto del fiume invita a raggiungerli con passaggi più o meno avventurosi e l’esuberanza di alcuni nel mettersi in evidenza provoca una scivolata in acqua . Sul sentiero di ritorno alcuni bambini raccolgono foglie di eucalipto e le spezzano per far sentire meglio l’odore e visto che mostravo di gradire questa gentilezza , il piccolo che mi accompagna si ingegna nel procurarmi altre foglie o rametti odorosi . A un certo punto si è allontanato perché qualcuno dei miei compagni stava distribuendo qualche caramella e lui è riuscito a procurarsene una , gialla probabilmente al gusto di limone , che una volta tornato voleva dividere con me . Ci sono molte piante di banana e Mosè mi spiega che ci sono anche molte piante di falso banano , falso perché non produce frutti ma che viene coltivato perché ad una certa età il tronco opportunamente trattato può essere mangiato e mentre noto le caratteristiche del falso (ha la costola della foglia rossa , mentre il banano ce l’ha verde; ha un tronco più grosso e tozzo) incontriamo un italiano ,MARCO , che ha sposato una ragazza etiope ,aspetta un figlio e si interessa di adozioni a distanza .La strada di ritorno ci porta davanti al cancello dove suor Filseta (Felicetta ) ci ospiterà per fare degli ambulatori e dove alcune persone essendo state male informate erano in attesa già dal mattino . Torniamo alla casa del vescovo dove i bambini vengono messi in fila per essere sicuri che a ciascuno vengano date delle caramelle . Ci dobbiamo spostare a MAGANASSE dove faremo tappa per i prossimi giorni .Una parte di noi dormirà presso il convento dei cappuccini e alcuni presso le cappuccine dove incontriamo suor ARNOLDA suora tedesca che tiene per protezione dei cani pastore aggressivi e che ubbidiscono solo a lei . Ci fa visitare sommariamente gli ambienti dell’ex lazzaretto per lebbrosi , attuale struttura sanitaria polifunzionale, dove faremo ambulatorio nei prossimi giorni e ci spiega che lì pur essendo l’ambiente protetto dall’esterno o con mura o con reti c’è pericolo perché vi possono penetrare le
iene che sono aggressive .Cena con il capo dei cappuccini Gebrelmerchel e organizzazione per domani ; Cinzia e Teresa resteranno a Maganasse con Rita e Monica ; Francesco , Roberta ,
Vanessa ed io andremo a Emdibir .
Ho una cameretta con una porta finestra , durante la notte ha piovuto , ho sentito abbaiare i cani prima sporadicamente poi per un certo tempo la canizza è stata incessante e vicina ( le iene !!! ) .
Caldo notevole , antizanzare a gogò .

3/12/2006
Appena sveglio mi sono alzato e sono andato sotto la tettoia che fa da ingresso al nostro dormitorio e ho trovato molte impronte di animali . Davanti c’è un casotto dove sono presenti almeno due guardiani sia di giorno che di notte . Piccolo giro intorno , sul dietro del dormitorio là dove si apre la mia porta finestra c’è un’agrumeto , sono salito su un’albero e ho raccolto un’arancia ( penso ) che dopo aver lavato e sbucciato ho mangiato , gusto insolito ma molto piacevole . Durante la colazione abbiamo deciso di partecipare alla Messa visto che il cappuccino prima di accompagnare noi a fare gli ambulatori deve officiare , che siamo ospiti , che siamo stati invitati e che è domenica ; lungo il viale di lato al lazzaretto di Maganasse ora trasformato in struttura sanitaria ambulatoriale con sala parto annessa , notiamo degli alberi con foglie viola , quelle cadute formano un tappeto, una nota di colore molto piacevole . Altro lungo viale prima di entrare sul sagrato vero e proprio , qualche scalino ed entriamo in una chiesa gremita di gente che ci aspettava evidentemente , perché con tutti quei presenti era stata lasciata libera una panca intera dove ci siamo accomodati . Non è la solita funzione ; l’officiante dall’altare parla , interroga il pubblico che risponde singolarmente o in gruppo , poi alcuni giovani cominciano a cantare e a suonare tamburi, si muovono ritmicamente;

Messa Engera Etiopia

il tutto è talmente coinvolgente che anch’io partecipo muovendomi e battendo le mani al loro ritmo . Vengono battezzati due bambini . La cerimonia dura tantissimo tanto che l’officiante ci scherza su dicendo che è una bella prova fare la messa da loro . All’uscita dalla chiesa veniamo circondati dai bambini ; lungo la strada di ritorno un uomo con un cesto di foglie in mano mostra di volercene offrire , ma con un sorriso rifiutiamo , poi tra noi ci interroghiamo sul tipo di offerta buffa che ci era stata fatta .
Tornati dai cappuccini aspettiamo Gebrelmerchel che ci deve accompagnare con il fuoristrada a Emdibir , mi colpisce l’adesivo attaccato al finestrino ( un mitra cancellato da due linee inserito in un segnale di divieto) . Il nostro autista è un guidatore perfetto conosce tutte le buche e i pericoli di quella strada e procede di gran lena; vicino a Emdibir ci fa notare un mercato dove viene venduto il ciak, foglioline che vengono masticate e sembra diano effetti eccitanti ( erano le stesse che ci venivano offerte poco prima ) . C’è una lunga coda di persone che sono venute a farsi visitare , tante donne e tanti bambini .Suor Felicetta ha preparato per noi il tukul ; nella parte grande che si vede entrando visiterà Francesco ,nella parte piccola più riservata , che prende luce solo da una finestrella visto che non c’è neppure una lampadina, visiterò io . E’ appena arrivato un gruppo di persone che portano a spalla una barella su cui giace una donna anziana , le nostre interpreti, suor Felicetta e Almas ,una novizia , ci spiegano che la signora sta perdendo sangue , ha molto dolore , sono diversi giorni che non mangia e non fa pipì . Quando scopro la pancia della signora si evidenzia la presenza di un’ulcera enorme che ha eroso tutto il pube , la vulva e che è presente un globo vescicale che raggiunge quasi l’arcata costale . A fortuna riesco a mettere un sondino a punta smussa in vescica ( non avevo un catetere vescicale ) e dopo averglielo fissato ad una coscia con del cerotto faccio una medicazione della piaga del pube , inizio l’evacuazione del globo ( deve essere effettuata lentamente e in più tempi per non avere complicazioni ) e inserisco un’ago in vena per reintegrare un po’ di liquidi e poter somministrare per questa via degli antidolorifici , poi predispongo per il trasferimento della paziente in una stanza adiacente in modo da poter far andare avanti le visite . L’asta e la gabbietta per la sacca dei liquidi viene realizzata legando un paletto alla lettiga e mettendo un chiodo nella parte più alta ( inventiva e capacità di arrangiarsi ) ; tutta la famiglia della signora è arrivata e le fanno compagnia , dopo aver istruito una figlia , la lasciamo al loro controllo e torniamo al tukul a effettuare le visite ginecologiche che erano state predisposte. La totalità delle donne è infibulata , ( asportazione del clitoride e sutura delle piccole labbra ) , nessuna conosce la propria età e la patologia più frequente è il prolasso genitale più o meno completo ; cominciano a 14-15 anni a fare figli , ne fanno mediamente una decina , non tutti vivi , e fanno lavori pesanti tutto il giorno , da qui la patologia . Molte a trenta anni , circa, entrano in amenorrea ; non muoiono di fame , ma mangiare ne hanno poco , il necessario per sopravvivere , fanno lavori pesanti , e i parassiti intestinali sono all’ordine del giorno .Nel pomeriggio veniamo raggiunti da tutti gli altri ; Silvia , Letizia e Giuseppe sono arrivati da Addis Ababa , Cinzia e Teresa hanno avuto pochi pazienti a Maganasse . Ci aiutano visto che qui c’è folla da visitare , tanto che viene messo un guardiano a regolamentare l’ingresso . Torno più volte a controllare la signora venuta in barella , alla fine il calcolo della diuresi supera abbondantemente i 6 litri , il dolore è diventato sopportabile , il sanguinamento dall’ulcera si è bloccato e invito i parenti a riportarsela a casa .
Quando cala il sole nella parte di capanna dove sto visitando c’è buio e quindi mi trasferisco nei locali della scuola portandomi dietro il letto da visita e il necessario ; l’ultima visita è un bel caso , entra una donna giovane con un addome prominente , sembra incinta di 6 mesi circa ma non è in gravidanza, sull’addome si disegnano le anse intestinali che appaiono dure , il volto è scavato , alla visita ginecologica si apprezza l’utero ingrossato come al 6 mese appunto , duro come un sasso , probabilmente un enorme fibroma o una forma ovarica che decidiamo di inviare ad Attat a fare degli accertamenti , un’ecografia quanto meno , ci accolleremo la spesa del trasporto e degli accertamenti . Torniamo a Maganasse con il buio pesto , una doccia calda , a cena e a letto a pensare ………

4/12/2006
Durante la notte vari rumori ; il tetto dei dormitori è fatto di ondulato e quindi i passi delle tortore ad esempio vengono ingigantiti , ma sul tetto del refettorio al mattino riesco a fotografare un’avvoltoio .Ci distribuiamo di nuovo in due strutture , alcuni a Maganasse con suor Arnolda altri a Emdibir da suor Felicetta e Almas . Quest’ultima da me ribattezzata Angela per la pazienza e la capacità di capire e di tradurre il linguaggio degli assistiti ( ci sono almeno 83 dialetti ) in un inglese a me ,che non lo parlo , abbastanza comprensibile .Io torno a Emdibir e la prima cosa che faccio è quella di portare la luce , una lampadina con un filo elettrico volante nella parte di tukul che ospita il reparto ostetrico ginecologico e piantare due chiodi che funzionano da attaccapanni .
Logicamente se il problema sollevato non è di tipo ginecologico faccio visite generiche , ausculto toraci , cuori , controllo gole , palpo tiroidi , apprezzo fegati ingrossati etc . cose che ormai da anni non rientrano nella mia normale routine . Momento di sconforto tanto da farmi pensare di essere un matto che vuol vuotare il mare con un cucchiaino .
Tornando ad Almas , ho detto che è una novizia , che ha sempre il sorriso sulle labbra , che mi è preziosa quant’altre per farmi capire i problemi che mi vengono sottoposti , che è poco entrante (ho pensato , inizialmente , per non mettere in imbarazzo le donne ); poi ho notato che si mantiene proprio lontano , che si impressiona di tutto . Visto che la problematica ginecologica più frequente è quella del prolasso uterino con cistocele , più raramente con rettocele , in donne giovani e che questo le condiziona oltre che da un punto di vista sessuale ( la mucosa normalmente morbida si trasforma per il soggiorno all’esterno in cuoio ) anche da un punto di vista funzionale in quanto la vescica così malposizionata risponde o con incontinenza o con ritenzione , ho preteso che osservasse cosa facevo . Il necessario riposizionamento degli organi genitali , gli esercizi per ritardare la patologia , l’uso di eventuali pessari e soprattutto un’adeguata informazione deve essere data da loro che vivono lì . Ho cercato attraverso disegni , parole di spiegarle la dinamica della discesa degli organi perché potesse trasmettere alle donne quello che aveva capito , al che suor Felicetta che è presente mi obbietta che loro vengono spostate ogni tot di tempo e a questo rispondo che l’esperienza che stanno vivendo se la porteranno sempre dietro e se capiscono bene il problema la potranno utilizzare là dove si presenterà la necessità . Tutto ciò ha sollevato notevole imbarazzo ma poi sono venute a vedere quello che facevo e mi sembra abbiano spiegato bene alle successive utenti del servizio . Dovranno fare molta campagna informativa ( ridurre i lavori pesanti , ridurre il numero dei figli e questo la vedo dura spiegata da loro ) e usare molti pessari , non è immaginabile che tutte si operino di prolasso con i rischi operatori e con le recidive che si presenteranno inevitabilmente e che ho già visto .
Abbiamo pranzato dalle suore di Emdibir in maniera splendida . Lavorato intensamente , trovata
altra situazione da inviare ad Attat con le solite modalità . Nel pomeriggio abbiamo aumentato le postazioni ambulatoriali pediatriche , abbiamo portato una scrivania , che funziona anche da lettino visita , all’esterno del tukul e Silvia ha visitato lì fino a che c’è stata luce . Siamo tornati a Maganasse con l’auto e l’autista del vescovo . Discusso sul programma di domani : la suora svizzero tedesca Arnolda mi vuole a Maganasse . Oggi Teresa ha visto una donna con una metrorragia importante da aborto incompleto ( pensa ) che ha accompagnato a casa con l’auto ( non le sembrava nelle condizioni migliori per affrontare una distanza di 10 km circa con altri figli per mano ) e che spera torni domani . Alle 8 la suora svizzero tedesca ci vuole operativi , stamani era passata alle 6 a svegliare le colleghe che non l’hanno considerata .

5/12
Durante la notte si sentono tanti rumori vicini , ormai c’è la paura delle iene che sembra attacchino le persone ; è per questo motivo che tutti girano con dei grandi bastoni in mano . Ci hanno raccontato che due uomini insieme non li attaccano mentre se ci sono gruppi più numerosi di donne o di bambini ci provano . Abbiamo lasciato a Emdibir la valigia con il sonicaid e gli speculum , che ci verranno portati al più presto ; alle 8 tutti pronti , ma per non sentirmi troppo inquadrato sono arrivato con un po’ di ritardo contrariamente al mio solito . Fuori della clinica c’è la folla ; hanno fatto entrare un gran numero di persone nelle varie sale d’attesa e suor Arnolda faceva triage anche a spintoni . Ogni paziente deve avere un tesserino giallo , con nome e cognome , dove noi scriviamo il tipo di visita effettuata e facciamo le prescrizioni di medicinali , che possono essere ritirati , pagando , al dispensario . Per accordi presi tutti i costi li paghiamo noi , per cui la sera ci viene portata una nota spesa che saldiamo . E’ tornata la donna del sanguinamento ,come ieri è accompagnata da altri figli; la visito e confermo quello che aveva sospettato Teresa, si tratta di un aborto spontaneo incompleto che deve essere raschiata . Con lo strumentario a disposizione ( cioè poco ) effettuo una revisione di cavità senza anestesia , cerco di essere il meno traumatico possibile ma mantenendo l’efficacia del trattamento ; per cautela somministro anche antibiotici e Methergin .
Faccio in modo che la signora rimanga in osservazione per un po’ di tempo e controllo che non abbia più perdite di sangue , ma dopo questo mi rendo conto che prende gli altri figli per mano e se ne torna a piedi a casa , un’ora circa di cammino . Al mezzogiorno e mezzo in punto devono finire le visite , la precisione svizzero tedesca si fa pesantemente sentire ; pranzato da Arnolda ( lei però non ha partecipato ) con gnocchi di patate e altre bontà e una presentazione da lasciare a bocca aperta e con l’ acquolina in bocca . Gli gnocchi sono dovuti ad un’impostazione della cucina data da un’altra suora, Luciana , che attualmente si trova in Italia . Alle 14 di nuovo in postazione , con l’aiuto di una signora Nubia o Nuria ( non ho capito bene ), che traduce . Caso interessante , che ci ha coinvolto tutti , di giovane donna , moglie del maestro , non in gravidanza , con febbre alta , tosse grassa con le basi polmonari che si espandevano poco, dolore alle logge renali , fegato ingrossato , malarica da tempo ; riacutizzazione della malaria con sovrammesso fatto polmonare a cui abbiamo messo una flebo con antibiotici e una volta finita a casa con antibiotici per via orale .
Continua il lavoro . Tante donne con prolasso e amenorree in età giovanile .
Alle 17 è tutto finito , Arnolda ha fatto allontanare tutti , ha chiuso i cancelli e abbiamo fatto il consuntivo della giornata . Con il padre cappuccino Gebrelmerchel abbiamo fatto un giro in fuoristrada per vedere le iene , paesaggi all’imbrunire da favola ma di iene soltanto alcuni richiami perché in carne e ossa non le abbiamo viste , erano già passate ……… Cenato e a letto .

6/12
Urla nella notte causate da un topo di campagna che è caduto nel letto . Tutto risolto , il malcapitato volge in fuga .Colazione con Gebrelmerchel , alcuni sono andati alla sua messa . Di nuovo in ambulatorio ; mando ai colleghi una signora in attesa di visita ginecologica che manifestava una crisi di malaria . Arriva una lettiga portata a spalla , c’è una giovane donna al suo quarto figlio che da due giorni è in travaglio , visto che le contrazioni sono presenti e ritmiche l’hanno portata qui pensando che ci fossero dei problemi . Alla visita rilevo un voluminoso cistocele di 4 grado con una dilatazione a 4 cm circa , le membrane integre , e una presentazione cefalica .Nel pomeriggio partiamo per Addis Ababa ; decido quindi di rompere le membrane dopo aver preso una vena per infondere liquidi o quanto sarà necessario , scola liquido amniotico limpido e contemporaneamente si svuota la vescica materna . Appena la signora è entrata Nubia le ha fatto togliere gli abiti e le ha dato una casacca adatta al parto . Il travaglio procede bene , con il sonicaid si rileva l’attività cardiaca del bambino , la futura nonna è seduta su un panchetto a fare compagnia ; subito fuori dalla sala parto ci sono altre donne che dovrei visitare nell’ambulatorio lì a fianco , per cui mi sveltisco in modo da concentrarmi solo sulla partoriente. A causa del cistocele la dilatazione procede ma rimane un bel bordo anteriore trattenuto il quale è rapidamente diventata completa e con poche spinte è nato un bel maschietto di tre chili e mezzo , con un giro di funicolo e con indice di Apgar 10 – 10 a cui è stato imposto il nome di Hanna . Al parto è presente tutto il gruppo perché molti non hanno mai assistito ad un parto , ma soprattutto perché rappresenta l’evento principale della nostra presenza a Maganasse ; è per questo che Francesco taglia il funicolo . Il secondamento avviene spontaneamente e non ci sono lacerazioni da suturare . Appena ripulito il letto dove ha partorito, la puerpera si toglie la casacca da parto e si mette il suo telo . Anche qui il costo del parto è di 30 birr cioè tre euro che restituiamo al neopadre insieme ad un piccolo lascito per il bambino ( avevano fatto pagare a lui ; a noi il costo sembra irrisorio per loro invece è una cifra di tutto rispetto ).
Pranziamo dai cappuccini alla presenza del vescovo Monsignor Mosè insieme al nostro Gebrelmerchel che ci ringraziano per quanto abbiamo fatto e poi dopo aver caricato il pulman ci prepariamo alla partenza con alla guida Endeia. Regaliamo ai guardiani che ce lo chiedono di tutto , io lascio i miei scarponcelli e un giubbotto . Passiamo da Emdibir a prendere i lettini per suor Francesca , a prendere suor Felicetta che ci accompagnerà ad Addis Ababa e a salutare Almas , che mi dice che le siamo mancati e che ci abbraccia commossa ; le suore ci hanno preparato dei regali ( una brocca in ceramica che è la loro macchinetta per il caffè , una ciascuno ) . Facciamo una piccola fermata ad Attat per lasciare dei guanti anallergici a Rita e per chiedere notizie delle pazienti che abbiamo mandato ; è giorno di visite , hanno gli ambulatori pieni , e nella convulsione della fretta e dei saluti nessuno si ricorda di chiederlo .La tappa successiva è da suor Francesca che però è assente; lasciamo i tre lettini per bambini , tutto il materiale sanitario che ci è avanzato insieme a tutti gli strumenti ginecologici e anche un frigorifero nuovo. Endeia ci fa fretta perché non vuol guidare con il buio soprattutto nelle strade bianche e perché afferma esserci pericoli .Raggiunta la strada asfaltata con la luce proseguiamo diritti senza fermarci a Wolisso ; incontriamo almeno due posti di blocco lungo la strada che però superiamo rapidamente .Arriviamo a Madonna della Vita molto tardi , scarichiamo i bagagli e a letto .

7/12
Mattinata noiosa , prima di partire per il compito assegnato ( Hotel Hilton per conferma biglietti aerei di ritorno , spesa per la cena d’addio , comprare farmaci per Rita e spedirglieli ad Attat ) si perde tempo a decidere con quale mezzo muoversi e ad aspettarlo . Gli altri sono impegnati a fare le foto e consegnare dei pacchi regalo ai bambini adottati a distanza . Cinzia mi affida i soldi di Teresa con il compito di limitarla nelle spese .La prima cosa che abbiamo fatto arrivando all’Hilton è stata quella di comperare alcuni regali e farsi un bel cappuccino al bar con passaggio alle toelette . Prendiamo un taxi con un autista in gamba che ci scorrazza in lungo e in largo per questa città caotica alla ricerca del necessario per la cena che pensiamo di organizzare per i nostri ospiti etiopi e che deve essere una Supermercato Engeracena “ Italiana” ; un primo supermercato non ha quello che cerchiamo e siamo abbastanza delusi per il sicuro insuccesso della serata se non troviamo il necessario per fare un sugo per gli spaghetti ; troviamo una pasticceria dove comperiamo dolci in abbondanza , poi l’autista ci porta al supermercato “ Bamby” dove troviamo tutto dal prezzemolo ai formaggi ( comperiamo l’auricchio e il gorgonzola ) al vino chianti, agli spumanti.

Tappa in farmacia a comperare i farmaci che mancano ad Attat e ritorno a Madonna della vita a Korfè . Piccolo dramma perché l’autista non sa dov’è l’orfanotrofio ; telefoniamo in modo tale che da MDV diano indicazioni più precise ma giriamo giriamo e non arriviamo , nuova telefonata e finalmente ci siamo . Nel pomeriggio decidiamo di andare al mercato , ci muoviamo circospetti e nonostante ciò cercano di rubare a Giuseppe la macchina fotografica e infilano una mano in tasca a me sottraendomi un fazzoletto che poi viene ritrovato . Attimi di panico ma grazie a Figado che ci accompagna tutto rientra nella norma . Tornati a MDV iniziano i preparativi per la cena , viene tagliato il pane per i crostini , viene preparato un sugo per gli spaghetti , i formaggi vengono messi nei vassoi , si mettono i salati e le olivine per gli aperitivi , sistemati i dolci . All’aperitivo ci penso io , in una zuppiera verso succhi di frutta a gusti vari mescolato con gin , aggiungo succo di limone e limoni opportunamente sciacquati e tagliati a metà a galleggiare .Giulio un signore italiano che si trova a MDV per disegnare e poi affrescare la chiesa , fa da assaggiatore . L’aperitivo viene spolverato ; gli spaghetti vengono apprezzati , i crostini e i formaggi decisamente non piacciono e siamo solo noi che gli abbiamo fatto festa . I dolci che avanzano vengono portati poi nelle stanze dei bambini . Rimesso a posto andiamo a letto . Domani ci aspetta la grande partenza , il ritorno in Italia .
8/12 Tornati !?!?!?

Questo piccolo resoconto a quanti ci hanno aiutato e ci aiutano !
Claudio