Arrivati a Addis ci fermiamo ad uno scalo per far scendere un personaggio illustre atteso al termine della scaletta da un lungo tappeto rosso e da un comitato d’accoglienza , dopo le formalità l’aereo viene fatto spostare allo scalo dove scendono tutti gli altri passeggeri ( mi dispiace che non ci sia almeno un tappetino rosso anche per noi ). Le pratiche questa volta sono semplici, paghiamo i 20 dollari d’ingresso e andiamo a ritirare le valigie. Tutti i bagagli vengono fatti passare sotto un metal detector e due valige vengono fermate per poter essere ispezionate; in una ci sono le pompe da infusione nell’altra tutti i ferri chirurgici.
Lunga discussione per spiegare che cosa sono e a che cosa servono le pompe da infusione e durante queste spiegazioni l’altra valigia viene allontanata e non ispezionata. Dopo un ultimo controllo per verificare che le valige che uscivano dall’aeroporto erano proprio le nostre ci fermiamo al bar per un caffé dove siamo attesi da Figado, l’autista del pulmino che ci porterà all’Orfanotrofio Madonna Della Vita. Una volta arrivati ci rendiamo conto di aver dimenticato o perduto qualcosa per cui Giuseppe ed altri tornano all’aeroporto, quando invece sono tornati hanno riportato ben 5 valigie che erano state abbandonate tra la dogana e l’ultimo controllo. Abbiamo aspettato il ritorno di tutti per il pranzo, iniziando a fare delle visite ai bambini, mentre eravamo lì alcuni collaboratori dell’Orfanotrofio hanno portato a MDV tre bambini abbandonati provenenti da Dubbo. Nel pomeriggio ha iniziato a piovere, un temporale di notevole forza . Nel nido ci sono tanti bambini, in particolare un bambino (Samson) continuava a battere sulla culla per attirare l’attenzione e quando qualcuno gli si avvicinava come nell’atto di prenderlo si sedeva nel lettino e continuava a ridere. Un altro molto più piccolo quando vedeva passare qualcuno gli sorrideva a bocca larga.

Engera children

Questi sono bambini abbandonati dalle famiglie, sono ben disposti nei confronti degli estranei, quindi si sentono trattati bene qui e ho pensato che nonostante la loro esperienza traumatica hanno una capacità di recupero enorme. Un’inserviente viaggiava con due bambini sotto braccio facendogli fare l’aereo; ci deve essere stata una donazione di maglie e di berretti di lana perché tutti i bambini hanno un golfino e un berretto in tinta che gli fa prendere un aspetto particolarmente buffo.

22/06/07
Problemi con l’acqua; c’è solo fredda per cui ho fatto la doccia ghiaccia. Visitato bambini più grandi con Francesco: un idrocefalo, uno strabismo divergente con ipoacusia e difficoltà al movimento per cui abbiamo richiesto esami di approfondimento, una RMN del cranio. Le bambine non sono infibulate e alcuni maschietti non sono circoncisi. Ritrovato Alexandre; dice che a MDV c’è poco da leggere e lui avrebbe voglia di fare di più; ha una grande aspirazione “ vedere il mare “, non ha un’idea di che colore si. In questo momento mi ricordo che la volta precedente gli avevo fatto vedere delle foto in cui ero al mare con i miei nipotini e la memoria mi procura una sorta di disagio attuale come di chi ha indotto un’esigenza. Pioggia e freddo nel pomeriggio. I bambini vengono lavati e poi visitati; a causa di un blocco elettrico non c’è più acqua e quindi sono venuti tutti nell’ambulatorio dove c’ero io ed ho ceduto volentieri loro i bambini da visitare, ed ho contribuito scrivendo le cartelle. Difficoltà perché in base alle cartelle avevamo dubbi sull’identità di alcuni bambini; infatti possono avere nomi uguali ma l’età apparente, il peso non corrispondevano (quando ero piccolo c’era una altro bambino che si chiamava come me per cui tutti ci identificavano come “Claudio grande “ e “ Claudino “ e non l’ho mai sopportato) e questo ha creato un po’ d’incertezze per cui ho preferito andare a smistare le cose nelle valigie in modo da avere del materiale per tutti (tipi di latte, vestiti etc). Nell’attesa della cena abbiamo visto un programma italiano registrato (Anno Zero ) che parlava delle morti da amianto e visto che non condividevo alcuni commenti dei miei compagni d’avventura sono andato a dormire. Domani partiamo per il Guraghe dove dovrei cominciare a fare il mio lavoro; questi giorni li ho vissuti come una perdita di tempo. In Italia ho sempre avuto la sensazione che dopo la pioggia forse per l’abbattimento delle polveri sottili gli odori fossero più gradevoli, qui a MDV la pioggia smuove la terra e aumenta gli odori sgradevoli .

23/06/07
Partiti sotto la pioggia da Addis con un pulmino prestato dai Frati Cappuccini; abbiamo riempito la parte posteriore dei posti a disposizione con i bagagli. A memoria lo scenario che c’è adesso è
totalmente diverso da quello che ricordavo;

Engera fields

ci sono molte persone che lavorano nei campi, arano con aratri tirati da animali, i ciuchini carichi di paglia sono meno frequenti ma la gente è più numerosa probabilmente anche per l’orario diverso. La solita sosta strategica ci vede circondati, da bambini in specie .
Arrivati ad Attat, Rita non c’è; si trova in Germania e veniamo accolti dalla suora Toni che accetta le pompe da infusione con qualche dubbio per l’uso che ne può essere fatto lì e soprattutto perché
funzionano con materiale mono uso. Per questioni economiche hanno fatto la scelta di effettuare interventi solo in anestesia loco-regionale o spinale , non hanno un ventilatore per il costo eccessivo
della macchina e degli anestetici. Arriviamo quindi a Getche da Francesca dove pranziamo e scarichiamo i bagagli destinati al St Gabriel, questo sarà il nostro quartiere, mentre gli altri partono
per Maganasse. Tutto il pomeriggio a riordinare i farmaci e gli indumenti che abbiamo portato.

Engera drugs

Usciamo con Francesca, Annetta e Hiruth per portare degli indumenti ad un bambino che abita vicino alla missione , che vuole indossarli subito (gli sono molto grandi ma con qualche rimbocco gli stanno a pennello, anche i pantaloni). Molti bambini lungo la strada ci salutano e i grandi danno la mano con l’altra che sostiene l’avambraccio ( è il loro modo di evidenziare rispetto per chi salutano).

children

Entriamo in un Tukul di una famiglia dove il capofamiglia sta smaltendo i fumi dell’alcool, è tranquillo con noi ma dà voce alla moglie perché prepari il tè agli ospiti; c’è molto fumo per cui esco e vado a fotografare due bambine. Prendiamo il tè molto zuccherato (è un trattamento d’onore, hanno usato per noi dello zucchero che è molto costoso) torniamo alla missione dove ceniamo e poi a letto . Difficoltà a prendere sonno per il buio assoluto (manca la luce e c’è poca nafta per il generatore) e per il silenzio che esalta tutti i piccoli rumori e per le chiacchiere; ci sono stati scontri tra credi diversi, fortunatamente lontano da qui dove invece sembra esserci una tolleranza reciproca. Hanno parlato di scimmie molto grandi che entrano nelle abitazioni alla ricerca di cibo e mi hanno fatto sapere che le famiglie cattoliche sono solo sette in un ambiente dove molti sono i copti, i musulmani etc. Ho aspettato il chiarore dell’alba per addormentarmi; fino ad allora ero circondato dalla foresta, dai suoi abitanti e dalle mie paure .

24/06/07
La domenica non si lavora e quindi andiamo a Wolisso ; il fuoristrada è guidato da Francesca e lungo la strada sconnessa procediamo tra scosse e sobbalzi, logicamente sotto una pioggia fitta , in un paesaggio, strano a dirsi, umido.
Engera umido

Lungo la strada dove l’acqua fa rivolo e magari fa pozza i bambini con un pentolino la raccolgono e la mettono in recipienti. Mota a non finire, difficoltà negli incroci con i mezzi che procedono in senso contrario perché tutti vorrebbero seguire le tracce lasciate dagli altri automezzi, al di fuori di queste tracce la strada diventa scivolosa e infida. Arrivati alla strada asfaltata procediamo più spediti, ma la distanza è notevole; superiamo Wolkite, grosso paesone dove le pecore, le capre, i ciuchi e qualche raro cavallo (sembra che nel Guraghe ci sia una mosca che rende loro la vita molto difficile e talvolta ne provoca il decesso) sono i veri padroni della strada, la occupano e solo a loro piacimento si spostano. Arriviamo a Wolisso dove c’è una casa delle suore (conosco Pasqualina e Delia, la superiora, che è siciliana di Palermo). Hanno realizzato varie strutture dove funziona un asilo e le elementari fino alla 4a (in Etiopia contano le classi fino alla 14-16); hanno spianato il cortile che prima era pieno di buche facendosi aiutare sotto forma di giuoco anche dai bambini e alla fine vi hanno messo un’altalena, un girello etc. In un capannone c’è la cucina con la mensa e i muri affrescati da una ragazza fiorentina che ha realizzato delle scene di vita quotidiana; intorno ci sono delle aiuole trasformate dalla necessità in orti. Tutti mangiano. Ma pochi possono pagare il vitto.
Dietro alla casa delle suore c’è una stalla con diverse mucche e oltre un campo hanno realizzato delle costruzioni con diverse stanze per gli ospiti. Delia ci tiene a evidenziare le migliorie che ha portato in un anno (da quando è lei la superiora). Mangiamo tutti insieme e dopo andiamo a visitare l’ospedale. Non è presente il Dr Fabio Manenti che lo dirige e visitiamo la sala operatoria della ostetricia e ginecologia che è degna di tale nome, (quella di Attat è mille miglia lontano da certi criteri di sterilità, qui sembra di essere su un altro pianeta e comunque molto vicino agli standard italiani) . Visitiamo la sala parto dove è nato da poco un bambino che viene tenuto al caldo e dove è presente una donna in travaglio mentre i parenti aspettano fuori.
Ha smesso di piovere e al sole fa caldo; Francesca ci tiene a portarci a veder la piscina, circondata da un parco dove sono presenti le scimmie allo stato libero (riesco a fotografare un gruppo familiare; il piccolo totalmente bianco viene accudito dai familiari), un bar realizzato su un enorme sicomoro con veduta sul parco, molto bello ma lo definirei un ambiente da signori .
Torniamo da Delia a prendere del materiale e dove si avverte una certa tensione; si riparte e dopo buche e sobbalzi arriviamo a Getche dove finalmente ci aspetta una doccia calda.

25/06/07
Alle 7.30 colazione e pronti per lavorare. Sono attese diverse persone; per prima cosa ho aggiustato
una bilancia per bambini, cominciamo con le visite (Francesca visita ed io controllo se corrisponde)
ci sono donne ostetriche e ginecologiche. Il massimo: signora di 29 Kg con problematiche di irregolarità mestruali e con desiderio di prole . Arriva una signora in gravidanza (secondigravida
con un precedente bambino morto subito dopo il parto) dilatazione circa 2 cm e attività contrattile presente ma irregolare, la trattengo e viene fatta accomodare nella baracca adiacente alla nostra dove c’è un letto e dove effettuerò i controlli necessari. Procediamo con le visite ma vengo chiamato a controllare l’orbita di una signora; le hanno tolto l’occhio e le hanno detto di tornare a morire nel suo paese , quando è arrivata al St.Gabriel dall’orbita usciva pus e un’odore nauseabondo ma Francesca e Hiruth con pazienza e molto stomaco l’hanno medicata e adesso io vedevo un’orbita detersa senza  odori e tessuto roseo ovunque anche se c’era una visione diretta del rinofaringe e del seno mascellare dato che era stato asportato l’osso lacrimale, l’etmoidale, la fossa lacrimale. Nonostante la mia scarsa esperienza in proposito ho provveduto a togliere una porzione di tessuto necrotico e ho detto loro di continuare a medicarla come avevano fatto fino a quel momento; non conosco la patologia che ha portato a tanto sfacelo ma credo che se anche si tratta di una patologia maligna ognuno ha il diritto almeno di non sentirsi putrefare e di non morire nel puzzo.
E’ arrivata una signora giovane con prolasso totale ed ho fatto applicare un pessario a Francesca
dandole poi i consigli per l’immediato e il futuro. Alle 13 andiamo a mangiare dopo aver controllato la donna in travaglio. Subito dopo il pranzo prima di ricominciare a lavorare andiamo a vedere dissodare la terra in una maniera così antica che non solo non avevo mai visto fare, ma non ne avevo mai sentito parlare. Sei uomini in due gruppi di tre con delle pertiche alte circa due metri che terminano con due reste molto vicine, le sollevano tenendole per il gambo e le spingono con forza nella terra più e più volte fino a staccare una grossa zolla che poi rovesciano con i piedi. Tutto questo con un ritmo e un rumore dettato dallo sforzo che esaltava e sottolineava ciò che stavano facendo; un quadro piacevole visto che nonostante lo sforzo i lavoranti erano sempre sorridenti. Sei donne a gruppi di due tolgono dal terreno da arare tutte le erbe comprese le radici delle stesse e le vanno a gettare al limitare della foresta.
TEngera thanksornati alla clinica liberiamo la stanza dove stiamo visitando che è anche la sala parto e che viene pulita all’uopo dato che tra poco ci sarà il parto; la donna viene portata sul lettino che funziona anche da travaglio, è sugli otto cm di dilatazione e visti i precedenti voglio vedere il colore del LA
per cui effettuo l’amniorexi da cui risulta un liquido in viraggio e quindi accelero i tempi e di lì a poco nasce un maschietto di 3,400 Kg molto vivace;  espletate le manovre di aspirazione delle mucosità, mettere il collirio negli occhi del bambino e il secondamento, la partoriente e il bambino
vengono riportati nella baracca adiacente (10 passi reali) dove arrivano i parenti che manifestano la loro contentezza per l’evento .
E’ venuta a farsi visitare una ragazzina per episodi di cistite ricorrente ed è venuta da sola facendo un lungo percorso a piedi . Un’altra giovane è venuta per sterilità, non ha peli nel corpo, il seno appena accennato e alla visita una vagina ristretta e un utero piccolissimo.(Molto probabili alterazioni genetiche). Il problema della sterilità è importante perché una donna può essere ripudiata se non fa figli (anche se fa solo femmine accade lo stesso); quando chiedi quanti figli hanno dicono solo il numero dei figli maschi.
Alla fine della serata cerchiamo un contatto con Francesco, ma senza risultato. Ricevo un messaggio da Giuseppe con richiesta di una mia presenza a Maganasse; dopo aver parlato con Francesca rispondo che sarà difficile se non impossibile perché sono previste visite per tutto il periodo di permanenza ( ha fatto venire donne anche da lontano).

26/06/07
Messa con partecipazione di diversi abitanti (i guardiani con le famiglie); si è ripresentata la stessa
cosa dell’anno passato molto in piccolo perché c’erano circa 20 persone in totale ma comunque ci
sono stati canti, vengono battute ritmicamente le mani e viene suonato il tamburo.
Facciamo un giro intorno alle costruzioni della missione per vedere gli alberi da frutta che la circondano , Francesca afferma che poca frutta riesce ad essere raccolta perché queste scimmie la
vengono a mangiare , e dopo aver mangiato si puliscono le mani ai muri della missione che in un
punto in particolare presenta le tracce delle strisciate.
Problema al generatore di corrente , è scarica la batteria .
Vista la pioggia molte persone arrivano alla spicciolata e alle 9 iniziamo a visitare; la sala parto è
libera e pronta all’uso; arrivano molte pazienti e il prolasso regna sovrano , questa volta però con il
pessario riusciamo a risolvere varie problematiche. Non avevo mai visto gli effetti della filaria a livello genitale (credo pochi li abbiano documentati) ma questa giovane aveva il problema da troppo tempo e i trattamenti antibiotici avranno scarso risultato (non ci sono quelli giusti e arrivano comunque in ritardo!)
Su una barella a spalla è stata portata al St Gabriel una signora con una crisi asmatica, fortunatamente c’è una macchinetta per l’aerosol dove metto del salbutamolo e somministro un po’ di cortisone; il problema è far funzionare la macchinetta non tanto per la corrente elettrica ma per la mancanza di un adattatore all’interruttore ( al solito l’inventiva ci fa risolvere il problema) . Una donna anziana, sola senza figli, con un prolasso totale ulcerato rappresentava un problema da risolvere chirurgicamente, ma dato che lei si reinseriva da sola l’organo aiutandosi con la stoffa delle vesti ( e raccomando e sottolineo come esempio di pulizia sia le mani che gli abiti ) per primo ho proposto di darle dei consigli sanitari e solo dopo valutare la possibilità dell’intervento. Oltre al costo notevole del ricovero, come fa a campare se non lavora? e mi sono ricordato di una frase del Prof . Ogier e cioè “con il prolasso si hanno dei disturbi, ma si può sopravvivere” con l’intervento e la previsione delle condizioni igieniche le probabilità sembrano quanto meno avverse. Ci informiamo comunque su quanto può costare l’intervento. Molte donne hanno difficoltà e timore a farsi visitare (una quando ha visto lo speculum è sbiancata [sic], ha stretto le gambe e mi ha impedito di controllarle il collo uterino); una signora inizialmente è andata via ma poi convinta dalle altre è tornata. Molte donne non conoscono l’uso dei gradini per salire sul lettino da visita, tutte li usano per sedersi.Engera mother 2 Al momento della pausa pranzo è venuto a farci visita un personaggio ambiguo, ha fatto tantedomande e chiesto anche l’indirizzo di casa (“per mandare gli auguri” dice lui); ho avuto l’impressione di ufficio politico o d’inquisizione (anche le suore erano a disagio) . Sono tornato a vedere come procedevano i lavori d’aratura del campo ed erano arrivati alla fine della striscia iniziata ieri e le donne erano aumentate di numero e avevano preparato un’altra bella fetta di campo
Di nuovo al lavoro, con la pioggia che è diventata torrenziale; c’è un’inserviente con l’ombrello che
va a prendere le signore da visitare dal posto dove siedono in attesa e le fa accomodare nello studio; prima d’entrare molte si tolgono le scarpe, tante forse le più numerose le scarpe non ce l’hanno ed entrano con i piedi motosi creando una situazione di pulizia molto particolare, questa terra rossa argillosa entra dovunque e sporca tutto, con l’acqua tutto diventa un moticcio. Alla fine della giornata abbiamo visitato più donne di ieri; una signora in gravidanza a cui si sentiva il BCF con il doppler si è spaventata nel sentire quei rumori provenire dalla sua pancia e pur spiegandole che quello che sentiva era il battito cardiaco del suo bambino non ha più voluto che le si avvicinasse quello strumento diabolico.
Rimontato la batteria per il generatore (senza il generatore il buio è ancora più buio, con questa
pioggia e le nubi basse non si può sperare neanche nella luna) .
A cena “pizza” fatta da Annetta “ ‘na sciccheria” .
Per telefono ho sentito Francesco che vuole che vada per una mattinata a Maganasse mentre qui viene un pediatra; non riesco a capire il motivo, ma domani si vedrà .
Tra poco parleremo del prolasso uterino ( cause, evidenze, terapie mediche chirurgiche e stregonerie) .

27/06/07
Colazione come al solito alle 7,30 e poi al lavoro in attesa d’andare a Maganasse; Gebrelmerkel porterà un pediatra a Getche e prenderà Hiruth e me (la voglio come interprete) . Arrivano alle 9,30 mentre io ho visto con Francesca almeno sei donne; percorriamo una strada dissestata piena di fango che nonostante la trazione integrale ci fa intraversare almeno tre volte e una volta con tentativo di capovolgimento, ma con nessuna conseguenza perché l’andatura è lenta, ma la sensazione di non sapere dove andare (è peggio che andare sulla neve) è poco gradevole; è la mota che guida non il volante .
Arrivato a Maganasse incontro per prima suor Arnolda che appare cordiale e mi saluta anche con un bacio e un abbraccio ( com’è cambiata , penso !!!! ) , ma subito dopo buttando fuori dal cancello un tizio che evidentemente non ci doveva stare, mi fa capire che non è cambiata di una virgola. Saluto tutti gli altri e faccio conoscenza con Cristina, un medico di Merano che è qui per tre mesi e questo è l’ultimo.
Vengo destinato alla vecchia stanza visite e qui conosco finalmente suor Luciana (donna sempre sorridente, alla mano che ti mette subito a tuo agio, grande lavoratrice, contrasto stridente con Arnolda) e con cui lavoro oltre a Hiruth per tutta la mattinata (loro visitano, riducono prolassi, mettono pessari, fanno fare esercizi perineali sotto il mio controllo; mi rende contento la facilità con cui hanno appreso e realizzato quanto suggerivo loro). A pranzo tutti assieme, qualche altra visita saluti e via di nuovo verso Getche. Mi è venuto a prendere una Francesca irritata (ha fatto venire tante donne anche da lontano e teme che non riusciamo a visitarle tutte, e si sente mortificata perché ha dato la sua parola) e il viaggio di ritorno, fortunatamente non piove, avviene in un silenzio più rumoroso di mille urla. Fortunatamente la pazienza di queste persone viene ripagata dal fatto che riusciamo a vederle tutte prima di andare a cena ( era un impegno categorico per me e nonostante non mi sentissi al meglio non volevo deludere nessuno, tanto meno Francesca).
In un clima teso per le vicende note, prima della cena viene fatta la cerimonia del caffè; vengono stesi per terra dei fiori, in un vassoio è presente del caffè in chicchi, su un tavolinetto le tazze , da un’incensiera viene sprigionato fumo e in una caffettiera locale viene messo a bollire del caffè, quando viene raggiunta la temperatura giusta esce fumo dal beccuccio e questo vuol dire che la bevanda è pronta per essere consumata; prendendo dei semi molto aromatizzati (pepati) si sorseggia questo caffè dal sapore insolito, sarà l’effetto dell‘incenso, della stanchezza, dell’irritazione latente precedente. Al termine di questa cerimonia le suore hanno preparato un regalo di ringraziamento che mi mette in imbarazzo anche perché non ho pensato a niente per loro e nella foto che mi viene fatta sembro un tricheco del pleistocene imbalsamato. Ho avuto modo di inviare un messaggino a casa “Stanco, infreddolito, con un pò di mal di pancia ma soddisfatto di quello che ho fatto”. Ora è il momento dei commiati e quindi anche triste. Ceniamo e domani partiremo per Addis.

28/06/07
Questa giornata l’ho ricostruita molto tempo dopo averla vissuta, al momento non sono stato in grado e non avevo voglia di scriverla, mi ci sono volute alcune foto e uno sforzo per ricordarla come mi sembra sia avvenuta proprio perché ha avuto un impatto emotivo di notevole importanza per me.
Come al solito colazione presto e in ambulatorio a fare le ultime visite; sotto la tettoia ci sono già un gran numero di persone per cui cominciamo a visitarle ; una signora torna con un pessario in mano (eravamo sicuri che sarebbe successo perché quello inserito era di dimensioni leggermente superiori al dovuto) . Francesca ormai è un’esperta e cambiata la misura fa effettuare quelle manovre che per lei risultano facili e anche i controlli futuri non rappresenteranno una difficoltà. Verso le 11 dobbiamo comunque spostarci perché il Vescovo ci vuole a pranzo ed è da Imbidir che avverrà la partenza. Il viaggio risulta strano; c’è quel aria di saluto che ci fa rimanere più in silenzio del solito; a Imbidir troviamo tutti gli altri e vediamo che è arrivato Figado con il pulmino Toyota a prenderci, ma tutti con i bagagli non possiamo entrarci materialmente nel furgone, per cui sarà il vescovo che ci accompagnerà a Addis con il fuoristrada e il suo autista. E’ stato lui che ha preteso la mia presenza a Maganasse, anche perché la volta precedente avevo visto tante donne con problemi di prolasso e dovevo concludere un cammino iniziato precedentemente; Francesco era stato fatto arrivare in un territorio senza strade in una missione di suore indiane a visitare un villaggio con una popolazione affetta da malattie di tipo respiratorio prevalentemente.
Saluti con molta commozione a Francesca e poi in viaggio. Poco dopo perdiamo di vista il fuoristrada, ma la guida di Figado è attenta e veloce. Arrivati a Wolisso ci raggiunge una telefonata di Francesco che dice di aspettarci presso il centro di polizia, in realtà sono fermi ad un negozio di tessuti; come al solito attiriamo l’attenzione e molte persone fanno capannello intorno a noi e qualche ragazza viene palpeggiata nella folla. Prosegue il viaggio con il fuoristrada in fuga e non visibile; ad un certo punto la velocità del nostro mezzo cala e sopraggiunge un odore di bruciaticcio per cui ci dobbiamo fermare ai margini della strada; manca l’acqua nel circuito di raffreddamento.
Veniamo di nuovo circondati dai bambini, che sono curiosi di noi e del fatto che ci accadeva.

Engera children

La bottiglia d’acqua che avevamo a disposizione non è sufficiente ad abbassare la temperatura per cui
Figado ne chiede ancora e fornisce i contenitori; ci viene portata dell’acqua motosa inutile alla bisogna per cui l’attesa si prolunga. Altra telefonata e questa volta si fermano e ci aspettano, e ci seguono per paura di altri inconvenienti. Ad Addis viene lasciata la suora che ci accompagnava e il vescovo; andiamo a fare compere, souvenir per il ritorno.
A MDV sono stati fatti preparare 400 pasti caldi per i disperati di Addis, quelli che dormono per le strade riparati solo dal teli di cerata per la pioggia. Engera poorAlle 23 partiamo, portiamo con noi il solo documento d’identità,niente soldi, e lungo i muri di cinta di alcune chiese si scorgono alcuni di questi disperati; qualcuno ha costruito dei terrapieni, con materiali vari, che li sollevano da terra per non essere investiti dall’acqua che scorre. Alcuni di noi ( io non me la sento e quindi mi viene data una telecamera ad infrarossi per documentare quanto veniva fatto) scendono dalle macchine li avvicinano, li svegliano e danno loro il cibo da mangiare. Quelli che si svegliano e che si trovano lungo il nostro cammino sono i fortunati che stasera mangeranno, gli altri sfortunati come sempre.
Lungo una strada ci sono 80-100 persone una dopo l’altra che dormono sotto i teli, quando sentono i rumori si avvicinano e prendono il loro sacchetto di cibo.
La cosa più struggente per me e stata quando abbiamo finito tutto il cibo e mi si è avvicinato un ragazzino di circa 13 anni che mi ha fatto capire d’avere fame guardandomi dritto negli occhi e io non avevo niente da dargli neanche soldi per procurarsi il cibo domani; non c’è mai fine alla sfortuna !!
Tornato a MDV con il cuore gonfio di amarezza .
Domani si parte .

28/06/07 Partiti e arrivati in Italia

Claudio